Frodi agroalimentari: il falso made in Italy che passa dai porti del Nord Europa
Le inchieste della procura di Bari svelano una filiera parallela di prodotti esteri rietichettati. Tonno, olio e conserve: come arriva sugli scaffali la merce che non ha mai visto un campo italiano.
Il container scaricato a Rotterdam non contiene nulla di illegale. Il tonno arriva dall'Oceano Indiano, l'olio di semi da un paese terzo, le conserve da uno stabilimento fuori dai confini europei. Tutto regolare, tutto tracciato. Il problema comincia dopo, quando la merce lascia il porto olandese e attraversa il Brennero su un camion che dichiara una destinazione italiana. È lì che si apre lo spazio in cui opera la filiera parallela ricostruita dagli inquirenti baresi.
Le triangolazioni commerciali seguono uno schema ripetuto. Una società di comodo acquista il prodotto all'ingrosso, lo rivende a un'altra società con sede in un paese UE a fiscalità agevolata, che a sua volta fattura a uno stabilimento italiano. Quando il lotto arriva in magazzino, i documenti raccontano già una storia diversa da quella reale. La rietichettatura avviene in stabilimenti nazionali che conoscono bene il meccanismo e lo accettano per restare competitivi su commesse sempre più strette.
I controlli doganali si concentrano sui container in entrata, non sui flussi intracomunitari. Una volta che la merce è dentro il mercato unico, le verifiche diventano rarefatte e si basano quasi sempre su segnalazioni. Le associazioni dei produttori onesti denunciano da anni una concorrenza che erode i margini: chi rispetta le regole paga la tracciabilità, chi la aggira no. Il reportage segue il percorso fisico della merce, dal piazzale del terminal fino al banco del supermercato, passando per i documenti che ne riscrivono l'origine.